Annarita Sidoti, un ricordo indelebile di campionessa e donna
Avrebbe compiuto 56 anni. E’ scomparsa poco più di dieci anni fa, esattamente il 21 maggio del 2015, quando un male crudele, combattuto fino all’ultimo con forza e determinazione, l’ha strappata al marito Pietro e ai tre figli, allora piccoli.
Annarita Sidoti avrebbe compiuto il 25 luglio 56 anni. La campionessa della marcia, che il mondo ha invidiato all’Italia e alla Sicilia, è scomparsa poco più di dieci anni fa, esattamente il 21 maggio del 2015, quando un male crudele, combattuto fino all’ultimo con forza e determinazione, l’ha strappata al marito Pietro e ai tre figli, allora piccoli. In quel triste giorno, lo sport ha perso un’ex atleta eccezionale, con un numero impressionante di vittorie, tra le quali spiccano l’oro mondiale ad Atene 1997, i due titoli europei (Spalato 1990 e Budapest 1998) e la piazza d’onore nella rassegna continentale di Helsinki 1994, ed una donna a tutto tondo, in grado di emanare umanità ed empatia anche a chi ha avuto il piacere e l’onore di scambiare con lei soltanto qualche parola.
Nata a San Giorgio di Gioiosa Marea il 25 luglio del 1969, la più piccola di quattro sorelle, era alta 1,50 e divenne, pure per questo motivo, lo “scricciolo d’oro” d’Italia, così come la definì Candido Cannavò in un editoriale sulla Gazzetta dello Sport. L’allenatore di ogni impresa fu il prof. Salvatore Coletta, che seguì con amorevole rigore e professionalità la strabiliante crescita delle performance di Annarita, ed i colori furono quelli della Tyndaris Pattese, società per la quale collezionò successi con orgoglio e spirito di appartenenza.
Una carriera strabiliante, magica nel biennio 1997-1998, quando, dopo l’argento ai Giochi del Mediterraneo di Bari ed il bronzo alle Universiadi in Sicilia, mise al collo la medaglia più luccicante ai Mondiali di Atene 1997. Alle prese con qualche problema fisico, venne convocata in azzurro in extremis e nella sua amata gara dei 10000 metri fece subito l’andatura, dando un segnale di forza e resilienza. Staccate progressivamente le rivali più accreditate, si impose con il tempo di 42’55”, stabilendo il record mondiale stagionale.
L’anno successivo ancora trionfo nella 10 km degli Europei di Budapest. Un’affermazione in volata su Erika Alfridi. Mancò l’acuto l’olimpico, suo più vivo rammarico. Nel 2002, terminò la storia agonistica, ma le pagine della sua vita si arricchirono di tanti altri interessi ed importanti pagine, prima delle quali quella di mamma Federico, Edoardo ed Alberto. Un avversario, purtroppo imbattibile, le aveva fissato un appuntamento con il destino, portandolo via troppo presto dopo una dura malattia. Di Annarita Sidoti rimarranno sempre il luminoso esempio ed un ricordo indelebile di campionessa e donna straordinaria.


















